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FORENZA                  CENNI STORICI

Forenza  ha antichissime origini. Alcuni storici ritengono che sia stata fondata, circa 1800 anni a.C., dagli Enotri-Pelasgi insieme a Venosa e Acerenza. E’ assai probabile che l’antica Forentum, insieme alle altre due  città,  col trattato del 326 a.C,  passa dai Lucani ai Sanniti.  Da questi passa ancora ai Romani che, nel 316 a.C., sotto il comando del console Caio G. Bubulco,  la conquistano. Diventata prefettura romana, Forenza, in epoca augustea,  viene elevata al rango di municipio.  Orazio la descrive in una sua ode come “humilis”, ovvero pianeggiante, caratteristica geofisica non rispondente al suo attuale sito montano.  Infatti, mentre sono numerose le citazioni letterarie che certificano la sua antica origine, non esiste prova documentale sulla sua originaria ubicazione. A tal proposito,  un’ipotesi vorrebbe che il suo antico sito sia da collocare nella zona Gravetta, presso la distante Lavello, dove, a seguito di scavi,  è emersa una vasta area archeologica. Altre ipotesi ritengono che il suo primitivo insediamento, probabilmente costituito da villaggi sparsi, sia localizzabile in zone pianeggianti molto più limitrofe, individuabili tra  le contrade S. Martino e  Casaleni. 

Dopo la caduta dell’impero romano, a causa delle invasioni barbariche,  la popolazione superstite, per sfuggire alle continue incursioni e alla malaria che si è diffusa a causa dell’abbandono dei terreni, si ritira sul rilievo  attuale, sia  per sfruttarne  le  caratteristiche difensive naturali sia per la maggiore salubrità del luogo.Nell’alto medioevo Forenza segue le vicende storiche del comprensorio. Prima la guerra gotico-bizantina e poi la conquista longobarda si svolgono lasciando segni delle genti di passaggio. Strutture di culto, tuttora visibili,  costituiscono le tracce materiali della presenza bizantina prima e di quella longobarda poi. La chiesa rupestre di San Biagio e la chiesa di Santa Maria  degli Armeni, entrambe a pochi chilometri dall’abitato ed  entrambe  con resti di affreschi,  sono la testimonianza concreta della presenza di comunità monastiche di origine greca risalenti ai periodi della dominazione bizantina. Mentre la chiesa di Santa Maria dei Longobardi, ubicata nel centro dell’abitato, ancora con l’impianto strutturale risalente al XV secolo, attesta la  dominazione longobarda durante la quale Forenza appartiene al gastaldato di Acerenza.

In epoca normanna Forenza rientra nel primo nucleo dei possedimenti dei Conti di Puglia ed è concessa in feudo da Roberto il Guiscardo al nobile Pagano.  Da questa famiglia alcuni storici fanno discendere Hugues de Payns o Ugo de Pagani, noto come uno dei fondatori e primo Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Templari. Mentre sulle origini forenzesi di Ugo sussistono pareri contrastanti, la presenza templare a Forenza è, invece, indiscussa. Una importante domus templare infatti risulta operante in contrada San Martino per assicurare vitto e alloggio a quei pellegrini che, provenienti dalla direttrice tirrenica, attraverso la via Herculia  s’immettono sull’Appia  e proseguono per Brindisi al fine d’ imbarcarsi per la Terra Santa. Dopo l’epoca normanno-sveva, che ha segnato un’importante crescita economica, demografica e urbanistica del suo abitato, Forenza passa sotto il dominio degli Angioini. A quest’epoca risale, probabilmente,  la costruzione della prima cinta muraria, di cui sono  riconoscibili  ancora alcuni tratti   per quanto inglobati nella struttura urbana.

Estinta la dinastia angioina, nel 1494 il trono di Napoli viene ereditato dagli Aragonesi. Forenza, insieme a Rapolla e Ripacandida,  diventa feudo dei conti Caracciolo. In questo periodo la sua cinta muraria viene rafforzata con la costruzione di torri, alcune delle quali sono ancora perfettamente distinguibili. Sempre a questo periodo  risale la prima presenza dei Frati Minori Osservanti  ai quali, nell’anno 1500,  viene consegnato il convento di Santa Caterina,  edificato vicino al castello che occupa la parte più elevata dell’abitato. Probabilmente danneggiato da un terremoto, questo convento, di modeste dimensioni,  viene abbandonato dai frati nel 1647. Invocati con insistenza dalla popolazione,   i frati tornano per dare inizio alla costruzione del nuovo convento, eretto fuori dalle  mura,  che viene concluso nel 1684.  

Conclusa la guerra tra Spagna e Francia,  il Regno di Napoli diventa definitivamente  vicereame di Spagna. Carlo V, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero,  confisca a Giovanni Caracciolo il feudo di Forenza  e, nel 1531,  lo dona ad Andrea Doria, per l’aiuto ricevuto contro i Francesi,  con la città di Melfi, le terre di Candela,   il castello di Lagopesole,  conferendogli il titolo di principe di Melfi.

Sono  i Doria a disporre l’ampliamento del castello difensivo, che occupa la sommità dell’abitato di Forenza, trasformandolo in residenza signorile. La struttura è costituita da un primo piano, che è utilizzato dal governatore durante le sue visite annuali,  e un  piano terra utilizzato per l’immagazzinamento di cereali e per il funzionamento di un mulino a 5 macine del quale gli abitanti sono obbligati a servirsi dietro pagamento di tassa al feudatario, essendo vietato macinare il grano in casa.

Con l’arrivo dei Borbone cessa il dominio spagnolo e nasce il Regno di Napoli. Re Carlo, supportato da consiglieri di grande valore,  cerca di dare impulso all’economia, al commercio alle attività manifatturiere del suo regno. In un suo viaggio in Basilicata constata  di persona l’arretratezza e le misere condizioni di questa parte del suo regno e dispone un’inchiesta.   Per suo volere,  l’avvocato fiscale Rodrigo M. Gaudioso  raccoglierà  dati sulle comunità  che verranno poi riassunti nella “Descrizione della Provincia di Basilicata”. In questa relazione inviata al sovrano, Forenza risulta avere, nel 1735, 2.700 abitanti che vivono prevalentemente di pastorizia e viticoltura in una condizione di generale miseria, oppressi da un eccessivo peso delle rendite feudali e religiose. Seguono anni di significativa ripresa economica e sociale. Le politiche del nuovo sovrano, suggerite dal valente ministro Bernardo Tanucci, risultano efficaci. Nuove idee riformatrici, ispirate ai principi illuministi,  delineano il nuovo corso riformista. Il Regno di Napoli nella seconda metà del settecento acquisisce un peso e un ruolo internazionali, mentre una nuova classe dirigente si affaccia sulla scena.  Con una prima trasformazione agraria, il regno  vede la nascita di un ceto borghese  che,  in pochi decenni, diventa un protagonista economico e sociale. E dopo che, con re Ferdinando, questo clima di fermento subisce una battuta d’arresto, quando, nel 1799, viene proclamata la Repubblica Partenopea, anche  i cittadini di Forenza non esitano ad aderirvi piantando l’Albero della Libertà, simbolo degli ideali della  Rivoluzione francese.

Gli anni della restaurazione vedono numerosi cittadini di Forenza tra gli affiliati della Carboneria a dimostrazione di quanto erano profonde le aspettative riformistiche  sul piano politico, economico e sociale.Nel processo unitario Forenza, è tra i primi comuni della Basilicata ad aderire al Governo Pro-Dittattoriale Lucano nominando,  il 22 agosto 1860, la Giunta insurrezionale a cui aderisce anche il sindaco dell’epoca. Al primo censimento della popolazione, nel 1861, Forenza conta 7.760 abitanti, contro i 7.062 di Venosa, i 4.995 di Genzano, i 4.272 di Acerenza, i 6.932 di Palazzo San Gervasio. La grandezza demografica che a fine ottocento lo pone tra i comuni più popolosi del circondario,  non è inferiore alla sua importanza economica avendo, in quello stesso periodo,  una rendita patrimoniale di L. 22.000, corrispondente al doppio di quella di Acerenza e Palazzo San Gervasio e a circa due terzi della rendita della ricchissima Venosa. Ma la sua ricchezza è accentrata nelle mani di una piccola minoranza di galantuomini e possidenti;  alle elezioni politiche del 1865 gli elettori di Forenza sono 92 di cui 75 per censo, 16 per titoli e 1 per imposta della ricchezza mobiliare.

Nella fase post unitaria Forenza si distingue per la lotta al brigantaggio, condotta con coraggio e determinazione, nel corso della quale si distingue Gabriele Bochicchio, un galantuomo dalle notevoli doti e capacità personali e militari, temuto e odiato dai capi briganti della zona.

A fine ottocento Forenza riceve un ultimo importante rimaneggiamento urbanistico. Viene abbattuto il castello e la vicina chiesa di Santa Caterina per far posto alla piazza, che inizialmente prende il nome di Piazza Castello, conferendo all’abitato uno stile  borghese più adeguato ai tempi. Non accade la stessa cosa in ambito economico. Le questioni sociali vengono eluse, la riforma agraria rinviata sine die. Bisognerà attendere ancora a lungo perché le istanze delle classi meno abbienti trovino ascolto e qualche soluzione.

Nel frattempo, Forenza vedrà tanti suoi figli, come tantissimi loro fratelli Lucani,  spinti dalla miseria,  partire per cercare una diversa fortuna in giro per il mondo.  

si ringrazia gentilmente Renato Mancino
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